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Il CASTELLO NELL'ARTE - EPOPEA CAVALLERESCA

L'Italia settentrionale, secondo i più autorevoli studiosi, è povera, per non dire poverissima di documenti pittorici di carattere profano risalenti al secolo XIV. Quelli del nostro castello sono ancora tra i meglio conservati, e perciò tra i più studiati di quest'epoca, che vide fiorire la pittura di Giotto ed il sorgere della grande arte pittorica italiana che- nel se- colo successivo avrebbe conquistato l'Europa. Tra gli studiosi più autorevoli devo ricordare A. Morassi, autore di una pregevole storia della pittura della Venezia Tridentina, edito a Roma nel 1934, G. Fogolari, che vi dedicò un capitolo pubblicato nella rivista Tridentum del 1907, ed il Gerola, che vi notò particolari rassomiglianze con la pittura profano cavalleresca francese dell' epoca. Perciò la cosiddetta casa del capitano o dei soldati, dove si trovano gli affreschi meglio conservati, e la camera dell' amore nell' alto della torre costituiscono testimonianze importanti nella storia dell' arte italiana del trecento. lo ritengo inoltre che non devono essere state disprezzabili neppure gli affreschi della cappella di S. Michele, di cui ci è rimasta traccia sulle pareti dell' antica chiesetta del castello. L'arte è segno di amore per le cose belle e per la cultura e quasi sempre di raffinatezza di sentimenti. Per chi « ci pensa » queste testimonianze sono indice del grado «gentile» della vita che si conduceva in quell'epoca nel nostro castello (tra il 1330 ed 1410) quando i Castel Barco avevano sì perduto il prestigio politico acquistato da Guglielmo il Grande tra il 1300 ed il 1320, continuato poi dal pronipote Federico, Vicario imperiale di Brescia nel 1332, ma avevano mantenuto il ruolo di una piccola Signoria con la relativa piccola corte formata dal cappellano, dal notaio, dall'economo, dal comandante delle guardie ecc. I giovani Castel Barco studiavano e si formavano a Verona ed a Bologna ed avevano contatti con tutte le principali famiglie della Verona lombarda. Devo infatti ricordare che fino alla conquista da parte di Venezia, avvenuta nel 1405, Verona fu culturalmente e forse anche sentimentalmente più lombarda che veneta, e tale la considerò anche il padre Dante, anche se la sua Chiesa da sempre apparteneva al Patriarcato di Aquileia, chiesa madre del cattolicesimo veneto austro illirico. Molti esperti hanno tentato di indovinare l'autore di questi affreschi, che non ci ha lasciato il suo nome, e noi li lasciamo alle loro congetture.- Quello che ci importa sottolineare è l'importanza artistica e storica degli affreschi conservati nel Castello di Sabbionara e descriverne nei limiti modesti delle nostre possibilità il significato. Che poi l'artista sia stato Monte da Bologna, cosa probabile dati i rapporti con la famiglia dei Pepoli - e indubbiamente una delle più romantiche signore dei Castel Barco deve essere stata Verde

 

Interno casa delle guardie. Scene di combattimento. Particolare con leggibili sulle frange del terzo arciere le lettere M A M A

Casa delle guardie (o del capitano). Contiene il ciclo di affreschi del '300 che esaltano la vita dei guerrieri locali dell'epoca. (Uno dei più antichi cicli medioevali di affreschi a soggetto non sacro).

dei Pepoli, nata nella sua Castiglione, in mezzo agli Appennini, cresciuta a Bologna e venuta a morire giovane sul Baldo e poi sepolta nella chiesa di S. Pietro a Brentonico - o altro suo contemporaneo, nella sua opera questo artista interpretò ed esaltò la potenza locale dei suoi ospiti, lasciando traccia duratura della sua arte e del suo passaggio tra noi.


La casa del Capitano o dei soldati

Già patrimonio dello Stato, prima austriaco, poi italiano, ed ora patrimonio della Provincia autonoma di Trento, contiene il ciclo militare degli affreschi. Cominciamo dall' affresco del Castello, che ne costituisce anche la più antica raffigurazione e l'unica prima dell' ampliamento apportato durante l'epoca Veneziana (1411-1509). L'artista ha indubbiamente dipinto il Castello non solo per esaltare la dimora del suo ospite,ma indubbiamente anche per localizzare senza equivoci il luogo delle azioni descritte negli altri affreschi. L'arte per i nostri antenati, generalmente analfabeti, serviva oltre che ad esaltare il bello a raccontare, ed indubbiamente quello che vediamo è anche un racconto di vicende storiche della nostra gente. Possiamo rilevare osservando l'affresco del castello come la casa dei soldati esistesse già allora al centro del maniero e come l' antica torre sovrastasse su tutto. La cerchia di mura era più ridotta e mancano le due torri più a valle. Ne ricaviamo l'impressione di un maniero-residenza, certamente una delle più signorili della vallata, cosa che doveva produrre sugli abitanti locali grande impressione di potenza, tenuto conto anche delle modeste abitazioni dei nostri antenati fatte di poco muro, molto legno e con i tetti generalmente di « careza » ( le cannelle del carice, abbondanti nella valle paludosa ). Le cinque finestre che notiamo in alto sulle mura anteriori ci fanno pensare che forse quella era la dimora delle famiglie dei commilitoni, cioè la caserma del castello. Dai documenti veneti veniamo infatti a sapere che i vicini addetti al castello nell' anno della morte di Azzone Francesco erano una ventina e che essi avevano continuato il servizio anche dopo la morte del loro Signore e fino alla consegna del castello al comandante veneziano in valle Lagarina, che era Marco de Ture (Dalla Torre). Con quasi certezza la casa era destinata all'abitazione del comandante delle guardie, il capitano, che rispetto ai Signori era pur sempre un famiglio, mentre i semplici «commilitoni» erano acquartierati più in basso, più vicino alla porta d'entrata. Si nota anche che 1'entrata della cappella di S. Michele dava verso monte per permettere 1'accesso agli addetti al castello, dato che i Signori vi accedevano direttamente dal palazzo baronale.


Gli armati e le armi

Secondo gli studiosi di arte militare che si sono occupati dell' argomento, ricordo il gen. M. Borgatti, e più recentemente il prof. arch. Giorgio Boccia, sovrintendente del Museo di armi antiche Stibbert di Firenze, le armi degli affreschi erano in uso nei primi decenni del trecento. I fatti d'arme raccontati potrebbero riferirsi a due momenti di particolare tensione verificatisi nel '300 tra i Castel Barco e gli Scaligeri.


         Parete est. Particolare di antico torrione.                                          Parete est. Particolare dell'affresco.

 

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