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 PASQUA 2004 A CHIETI 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Visita alla casa natale di D'Annunzio 
" Gabriele D'Annunnzio si sentì sempre figlio di Pescara a dell'Abruzzo....... "

Francesco Paolo D'Annunzio

Nel capitolo La casa paterna del Trionfo della morte (1889-1894) D'Annunzio riserva al padre il tono crudo del più critico distacco: «Quelle rughe profonde, quegli occhi gonfi ed intorbidati, quei peli bianchi che gli spuntavano su le guance e sul mento non rasi di fresco e quei baffi e quei capelli a cui la tintura dava un colore tra verdastro e violaceo, quelle labbra grosse ove il respiro pareva un affanno, quel collo corto che pareva colorito d'un sangue stravasato ...» Il piacere dello sperpero, che ha reso Gabriele famoso per i debiti, ha dunque un'origine precisa: durante il Carnevale, per esempio, Francesco Paolo usava gettare dalla finestra monete d'oro e d'argento al posto dei coriandoli. Il padre ha sempre avuto l'amore dei cani e dei cavalli, quello dei profumi e delle donne e il piacere dello sperpero."..mio padre è là corpulento e sanguigno....Ho potuto vivere lungo tempo discosto da lui, talvolta ho potuto avversarlo, talvolta persino dimenticarlo; e ora d'un tratto un amore tumultuoso mi riempie, e il rammarico terribile di di non essere giunto in tempo per fissare il suo viso composto della morte.... "

Luisa de Benedictis

Gabriele ha sempre nutrito verso la madre affetto e devozione. Una mater dolorosa, piangente per il figlio sempre lontano a tramare il proprio successo, così che nei rari ritorni alla casa natale il reduce si sente «purificato» dalle lacrime materne e nella poesia Consolazione scriveva «non pianger più, torna il diletto figlio a la tua casa... ». La madre lo ha salvato da un pericolo infantile, quando Gabriele da piccolo, cacciatore di rondini è salito in cima alla casa, sul cornicione, per catturare un uovo da un nido sottotetto. Giù, nella via Manthoné, si è fatto un clamore di gente sbigottita in allarme:« A un tratto mi sentii afferrare le gambe da braccia convulse ». E' la madre a salvarlo: « Con un grido più acuto e più straziante » dice « di quello da lei gettato nel punto di generarmi... Ella sola aveva osato sollevarmi, quasi riaddentrarmi nel suo amore, ribattezzarmi nel suo pianto». Donna Luisa morì nel 1917. Sarà lei ad invocarlo e pregarlo di andarlo a trovarla, quando ormai malata, quasi non usciva più di casa......." Oh, era quella voce cara, la voce unica, indimenticabile, che gli toccava il fondo dell'anima; era quella la voce della consolazione, di perdono, di consiglio, d'infinita bontà ch'egli aveva ascoltato nei giorni suoi più scuri; era quella, era quella! Egli riconosceva alfine la tenera creatura d'un tempo, l'adorata "....alla voce angelica e affettuosa della donna fa da contrappunto la sua immagine invecchiata, segnata dalla malattia e dal peso della vita..........  continua>>>

  Chieti 13 aprile 2004