Make your own free website on Tripod.com
 PASQUA 2004 A CHIETI 



  Casa natale di D'Annunzio - Pescara 

Visita alla casa natale di D'Annunzio 
" Gabriele D'Annunnzio si sentì sempre figlio di Pescara a dell'Abruzzo....... "

Oggi c'è un po di sole e decidiamo di andare a visitare la casa natale di D'Annunzio a Pescara, ci sono passato decine di volte davanti senza mai fermarmi perché i parcheggi da queste parti scarseggiano; oggi si vede che è il mio giorno fortunato, dopo aver fatto scendere Donatella nei pressi della casa, trovo un posto per parcheggiare proprio sopra il ponte sul fiume Pescara. Percorro una cinquantina di metri a ritroso e sono nella piazza antistante la casa del poeta........" cara cara mamma, scriveva, stasera sono veramente glorioso e mi sembra che l'anima mi si allarghi così che la lontananza è abolita. Sono io che ti tengo in me, nel mio calore, come tu mi tenesti in te.....". Facciamo un biglietto di 2 Euro a testa e ci accingiamo a visitare la casa del poeta che è strutturata su due piani. Al primo piano si accede ad un piccolo spazio interno, all'aperto dove si può vedere un pozzo con carrucola, dove il poeta si divertiva a giocare, sollevato il coperchio di ferro lanciava delle urla al suo interno e richiudeva lentamente il coperchio affinché il rumore di ferraglia non coprisse il suo eco. Si intravede un lavatoio all'esterno protetto da un robusto cancello di ferro. saliamo al primo piano e incominciamo la vera e propria visita. Colpisce la sobrietà delle cose che vi sono conservate, mobili robusti e essenziali che noi oggi definiremmo di " Arte Povera " disposti un po a casaccio non tenendo certamente ricordo della disposizione originaria. Alle pareti sono appesi degli autoritratti ad olio dei parenti più prossimi. I soffitti di ogni camera sono riccamente dipinti tanto da sembrar di essere in un museo. In sequenza si incrociano le camere di D'annunzio, di suo fratello, ( ... nella terza stanza c'è il mio letto bianco; c'è il vecchio armadio dipinto con i suoi specchi appannati e maculati; c'è l'inginocchiatoio di noce dove mi sedevo in corruccio e rimanevo ammutolito, con una ostinazione selvaggia, per non confessare che mi sentivo male..... Le ginocchia mi si rompono; e le pareti mi prendono, mi vincolano a loro, mi girano, come una ruota di tortura. Nella quarta stanza c'è il piccolo Gesù di cera dentro la sua custodia di cristallo; c'è la Madonna dalle sette spade; ci sono le immagini dei santi e le reliquie raccolte dalla sorella di mio padre santamente morta; e ci sono le mie preghiere, quelle del mattino così dolci, che per rientrare nel mio cuore mi sfondano il petto come se fossero divenute le armi dell'angelo implacabile...) subito dopo quella della sua amata zia, un bellissimo letto in ferro battuto come gli altri ma ad una piazza e mezza. Andando avanti si incontra la camera dei suoi genitori arredata in stile primi del novecento con letto matrimoniale in ferro battuto comò con specchiera e lavabo in ferro battuto con baccile in ceramica. Mi soffermo a leggere le esaurienti didascalie che accompagnano i locali e ognuna delle fotografie o dei quadri che adornano le pareti. Nell'ultima stanza ci sono delle urne dove vengono conservate le divise indossate dal poeta nelle sue innumerevoli azioni di guerra, compiute, nell'arco della sua vita. Oggetti curiosi si notano visitando questa casa, un leggio su cui si intravedono delle pagine di musiche del fratello di D'Annunzio (......lo studio, la seconda stanza è deserta. Ci sono i libri della mia puerizia e della mia adolescenza. C'è un leggio musicale del mio fratello emigrato. C'è il ritratto di mio padre fanciullo col cardellino posato sull'indice teso..... ) o una poltrona di pelle arancione ( molto avveniristica per il tempo in cui fu costruita ) con una strana spalliera che sembra rappresentasse la chioma di una delle sue innumerevoli amanti avute anche quì a  Pescara. Egli si è sempre vantato di essere il cronista dell'amore, appena finito qualsiasi attività sessuale con una sua amante, correva a scrivere affinché il ricordo, il sapore dell'amplesso non andasse perduto.......". Qui tutta la nostra razza, rappresentata nelle grandi linee della sua struttura fisica e della sua struttura morale: la vivace e antica razza d'Abruzzo, così gagliarda, così penosa, così ancora attorno alla montagna materna donde scendendo in perenni fiumi all'Adriatico la poesia delle leggende e l'acqua delle nevi. Qui sono le immagini eterne della gioia e del dolore di nostra gente sotto il cielo pregato con selvaggia fede, su la terra lavorata con pazienza secolare. Qui passano lungo il mare pacifico nell'alba le vaste greggi condotte da pastori solenni e grandiosi come patriarchi, a somiglianza delle migrazioni primordiali. Qui si svolgono lungo i campi del lino fiorente, lungo i campi del frumento maturo, le poppe delle nozze, dei voti e dei mortori .....". Dopo aver rivissuto le pene del D'Annunzio che scrive il suo " Notturno " ritornando nella sua casa natale descrivendola, ridiscendiamo lentamente le scale per tornare al pian terreno e per fare ancora delle altre foto a ricordo di questa interessante visita.           

continua>>

  Chieti 13 aprile 2004